Hammamet, non basta un grande Favino [recensione]

Sul film “Hammamet” si è molto discusso in Italia, per il ruolo che ha avuto Bettino Craxi nella politica italiana di fine secolo, con questo film divenuto popolare anche per il ritorno della discussione sul personaggio storico dell’ex leader socialista.

In Hammamet si racconta un uomo in declino, che si rifugia nella città tunisina, che dà anche il nome alla pellicola. Non si parla della carriera politica di Craxi, ma della sua conclusione come uomo, negli ultimi anni di vita, passati in Tunisia.

Ottima l’intepretazione di Pierfrancesco Favino, che dopo aver avuto il ruolo di protagonista in “Il Traditore”, altro film di successo del 2019, ha portato di nuovo in scena Bettino Craxi, leader del Partito Socialista Italiano e finito nella bufera per lo scandalo degli anni Ottanta. Come è stato riportato dallo stesso attore, ci sono volute ore di trucco per apparire come Craxi in scena

La scelta degli autori è quella di non nominare mai Bettino Craxi, per raccontare la storia rimanendone fuori, viste le enormi polemiche che ha portato nel corso degli avvenimenti storici. Questa è una delle pecche del film, che non prende posizione sulla figura di Craxi, non c’è né la riabilitazione, né la condanna politica. Il regista Gianni Amelio non cerca di puntare troppo il dito sulla figura di Craxi, ma racconto la sua fine, con anche qualche considerazione sul resto della politica, visto che le accuse per le quali è “caduto” il leader socialista vengono equiparate anche ad altri partiti politici nel film.

FilmVoto
Hammamet★ ★ ☆ ☆ ☆

Gianni Loppi

Giovane laureato al Dams, classe 1989, con passione per il mondo del cinema e delle serie televisive. Passato da copywriter per altri portali legati alla cultura ed allo spettacolo.