Richard Jewell [recensione]

Il nuovo film di Clint Eastwood, che narra una storia, con alcuni archetipi narrativi, come la rivelazione di alcuni dettagli sulla trama principale. Iniziato il film lo spettatore sa già che non è stato Jewell a mettere la bomba e racconta il calvario che ha subito la sua famiglia. Si vede subito l’ambiente al quale è sottoposta la famiglia, con i giornalisti all’assalto subito dopo l’avvenimento.

All’interno del film c’è anche una critica agli Stati Uniti, che tanto hanno dato a Clint Eastwood, con i media che assumono un ruolo sempre più rilevante in molti aspetti della vita, dalla politica alla cronaca, tutto è enfatizzato al 100 per cento. Questa critica ha il nome della giornalista Kathy Scrugges, che si fa guidare dai pregiudizi nel suo lavoro e da qui inizia la storia raccontata nel film. Una critica al femminismo esasperato, quella di Eastwood, che vede la giornalista scontrarsi con un uomo che vive ancora nella casa della madre, amante delle forze armate e leggermente obeso.

Un grande film basato sulla tradizione americana, con critica da parte di Clint Eastwood che arriva fino in fondo, in un lungometraggio che vale la pena di vedere.

Gianni Loppi

Giovane laureato al Dams, classe 1989, con passione per il mondo del cinema e delle serie televisive. Passato da copywriter per altri portali legati alla cultura ed allo spettacolo.